6 piatti tipici da non perdere durante le vostre vacanze in Salento
I piatti tipici salentini sono uno dei motivi principali per cui scegliere la Puglia come meta di vacanza. Poiché, si sa, le bellezze paesaggistiche ammaliano l’occhio ma l’attrazione fatale avviene con il cibo e con quelle che sono le prelibatezze che solo le realtà locali sanno offrire.
Saperi e sapori tra piatti poveri e ricche pietanze
Molti dei piatti della tradizione gastronomica salentina nascono come “piatti poveri”. Prima dello scoppio del turismo, infatti, l’economia del territorio era principalmente trainata dall’agricoltura e dalla pesca. La cucina dei piatti poveri nasceva da esigenze sociali legate, soprattutto, ai periodi di recessione economica. Le famiglie avevano pochi soldi e troppe bocche da sfamare, quindi, servivano soluzioni urgenti, poco costose e da preparare con materie prime ricavabili dalla terra o dal mare. Questo spiega, nelle pietanze pugliesi, la larga e preponderante presenza di verdure, legumi e pescato.
Sei piatti gustosi che forse non conoscevi:
1) Polpo cotto nella terracotta o Purpu alla pignata.
La cottura avviene, a fuoco lento e per molto tempo, all’interno di una tipica pentola in terracotta chiamata pignata. Il polpo, di natura molto duro, cuocendo in questo modo, diventa tenero e gustoso. Un antico detto salentino dice che “lu purpu se coce cu l’acqua sua stessa” significa, letteralmente, che “Il Polpo si cuoce con la sua stessa acqua”. Il Polpo popola il mar Mediterraneo e si riconosce dalla doppia fila di ventose presenti sugli otto tentacoli. La sua carne è normalmente molto dura per questo appena pescato deve essere sbattuto con forza sullo scoglio per renderlo tenero. Se acquistato direttamente in pescheria si consiglia di riporlo in freezer per qualche giorno. I nonni lo cuocevano senza nessuna aggiunta di acqua nè di sale, lasciandolo cuocere solo con il suo liquido e con l’aggiunta eventuale di patate e pomodorini.
2) Fave nette cu le cicureddhe
Le fave cu le cicuredde è un piatto povero con la base di legumi e verdure selvatiche nate spontaneamente nei campi e raccolte con cura. Oggi sono particolarmente ricercate e quindi molto apprezzate. La ricetta parte dall’utilizzo di fave secche cotte fino a ridurle in purea e condite con un filo d’olio. Spesso sono servite con le cicuredde e il pane fritto nell’olio. In passato l’uso del pane fritto era frequente perché permetteva di riutilizzare il pane raffermo senza sprecarlo e buttarlo.
3) Ciciri e Tria o massa con i ceci
Piatto prelibatissimo e difficile da assaggiare perché pochissimi ristoratori lo annoverano all’interno del proprio menù. Potrebbe sembrare, semplicemente, pasta e ceci ma in realtà è qualcosa di molto diverso. Si parte da una pasta fatta in casa con grano duro. Parte di questa viene fritta nell’olio e assume il colore scuro. L’altra parte viene lessata con il sale. I ceci, dopo essere stati cotti in padella con olio di oliva e un po’ d’acqua vengono amalgamati alla pasta e la cottura continua fino alla creazione di un piatto unico.
4) Frisa
Tra i piatti citati fino a questo momento è sicuramente quello più fresco, estivo e semplice da preparare. Si tratta, semplificando, di pane biscottato al grano, all’orzo, integrale o ai cereali. Può essere consumata, dopo essere stata bagnata, con olio sale e pomodori ma anche con altri sott’oli o verdure. Le versioni con cui condire la frisa sono davvero tante!
5) Pezzetti di Cavallo con il Sugo
Impossibile non assaggiare lo spezzatino di carne Equina cotta a lungo nel sugo di pomodoro fino quasi allo sfaldo. Di solito viene servita piccante e con tanto pane con cui fare la scarpetta. Un piatto unico e molto raro.
6) Pasticciotto Leccese
Dai primi al salato, dal salato al dolce, immancabile nella colazione salentina il principe di tutti i dolci: il pasticciotto. Nella versione classica alla crema, con la marmellata, il pistacchio o la nutella è buono in tutte le sue forme e con qualsiasi farcitura. La pasta frolla sembra sciogliersi in bocca e di recente ha avuto molto successo anche la versione Obama, totalmente al cioccolato.
Il ristorante “le Scalelle”, per esempio, offre ai suoi ospiti molti piatti della tradizione locale, in una location con un panorama mozzafiato.
Le Scalelle – Ristorante Torre Vado
Cosa c’è di meglio al mattino di una colazione sana e saporita? Frutta, cereali, yogurt e marmellate ci forniscono i nutrienti necessari per affrontare la giornata nel modo giusto e con un’energia pazzesca, dal momento che rappresentano una fonte preziosa di vitamine e grassi buoni per il nostro organismo e sono molto più salutari e gustosi delle solite merendine-spazzatura…ed a proposito di frutta e verdura di stagione, c’è una ricetta autunnale da realizzare in casa che rivoluzionerà il nostro risveglio al mattino e non solo: la marmellata di zucca!
Dolce e saporita, la marmellata di zucca è una ricetta di stagione facilissima da preparare e costituisce un ingrediente perfetto per tante preparazioni gustose come torte, muffin e sformati ,oltre ad abbinarsi in maniera deliziosa con formaggi dolci e piccanti.
Come gustare la marmellata di zucca
Il suo profumo inebriante assieme al colore arancio acceso, ci rimandano immediatamente alla stagione autunnale ed ai suoi colori inconfondibili. La confettura di zucca è infatti ottima da preparare in autunno, stagione in cui le zucche sono presenti in abbondanza, anche se ormai è possibile trovarle nei supermercati in ogni periodo dell’anno! Ma come ben sappiamo, solo frutti e ortaggi freschi raccolti secondo la loro maturazione naturale possono assicurarci un sapore intenso e pieno, per cui conviene proprio approfittare della stagione corrente per realizzare questa leccornia in grado di conquistare grandi e piccini!
Abbiamo già detto che oltre ad essere dolce e gustosa, la marmellata di zucca è uno degli ingredienti ideali per realizzare la colazione al mattino, o da gustare in ogni momento della giornata per via delle proprietà benefiche di questo ortaggio: la zucca è infatti ricca di acqua e viene da sempre considerata un alimento ipocalorico: non facciamoci ingannare dal suo sapore dolce, questo ortaggio possiede pochissime calorie, circa 18 kcal per 100 gr., ed ha inoltre tante proprietà antiossidanti essendo ricco di betacarotene, potassio e magnesio che aiutano a contrastare i radicali liberi e nella prevenzione dei tumori. Importante non dimenticare poi tra i suoi tanti benefici le proprietà lassative e anti depressive della zucca: essa contiente triptofano, sostanza utile alla produzione della serotonina, l’ormone della felicità, utile contro insonnia, ansia e depressione.
Tutti questi benefici dovrebbero essere abbastanza per spingere ogni amante del cibo ad assaggiare almeno una volta nella propria vita la marmellata di zucca per deliziare il proprio palato con una delle confetture più buone e genuine di cui difficilmente scorderà la bontà.
Ricetta e preparazione della marmellata di zucca
Facile da realizzare in pochissimo tempo, la ricetta della marmellata di zucca fatta in casa entrerà prepotentemente nelle vostre abitudini culinarie per non uscirne mai più. Vediamo allora quali sono gli ingredienti necessari per realizzare questa ricetta gustosissima e super versatile. Ciò di cui avremo bisogno sarà:
1 kg di polpa di zucca gialla
300 gr di zucchero di canna
100 ml di acqua
1 stecca di vaniglia
Una volta recuperati questi ingredienti, sarà necessario pulire la zucca eliminando semi e filamenti interni e successivamente tagliare la polpa a cubetti. Con un coltello invece incidere la stecca di vaniglia, prelevarne i semi e porli assieme alla zucca in una pentola capiente. Unire poi lo zucchero e l’acqua, mescolare per bene e porre sul fuoco.Per ottenere un composto sodo sarà necessario lasciar cuocere il tutto per circa 20/30 minuti. Procedere poi con la prova del piattino: facciamo cadere un cucchiaino di marmellata su un piatto freddo ed incliniamolo leggermente: se la marmellata non cola sarà perfetta e pronta per essere trasferita nei vasetti precedentemente sterilizzati.
Sarà necessario capovolgere i vasetti, affichè si crei il sottovuoto e riporli poi in un luogo buio e fresco. Terminata la preparazione, aspettare circa due settimane prima di gustare la marmellata ed una volta aperta tenerla in frigo per circa una settimana!
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Ciciri e Tria: la pasta fritta con i ceci
PURPU ALLA PIGNATA – Polpo alla pignata
Le Scalelle Restaurant – Ristorante a Torre Vado
Quando si viene in vacanza in Salento, si resta irrimediabilmente colpiti non solo dal mare ma dalla cultura che impregna qualunque cosa, dai muri al linguaggio (il dialetto salentino, avrete modo di sicuro di ascoltarlo in spiaggia o durante un concerto di pizzica salentina), dalla terra rossa ai suoi stessi prodotti e, sicuramente, anche dalla tradizione gastronomica che – nel Salento – offre diversi piatti che non si possono assolutamente non assaggiare. Tra questi troviamo le fave nette cu le cicureddhe (purè di fave e cicoria) che, tradotto, altro non sono che le cicorie selvatiche accompagnate con la purea di fave.
Anche questo rappresenta un piatto povero che in tempi non tanto lontani veniva realizzato dai contadini, con gli ingredienti che la terra – che curavano con tanto amore e sacrificio – regalava loro nel corso delle varie stagioni.
Un piatto creativo che, unendo con fantasia questi elementi (cicorie, fave e pane) dà vita ad un risultato unico: una pietanza da leccarsi i baffi.
Ricetta
Ingredienti
Mezzo kg di fave bianche secche
Una patata
Una cipolla
Aglio
Olio evo
Un pomodoro
Sedano
Cicorie selvatiche
Preparazione
La sera prima della preparazione è necessario mettere a bagno le fave in acqua e sale. Questo, come nel caso di tutti i legumi, permetterà di accelerare la cottura, altrimenti infinita.
Scolare le fave e, dopo averle sciacquate sotto l’acqua corrente, metterle in una pentola (meglio se di coccio) e ricoprirle con il triplo dell’acqua. Unire l’aglio, la patata cruda a pezzetti, la cipolla, il sedano e il pomodoro. Aggiustare di sale e cuocere per circa un’ora. Aggiungere acqua bollente qualora il liquido iniziale vada ad asciugarsi. Quando le fave saranno sfaldate completamente, la cottura è finita. Potete rendere più liscia la purea con un frullatore a immersione.
Mentre avviene la cottura delle fave, pulite e lavate le cicorie e lessatele per circa 3 minuti. Fare in un’altra padella il soffritto con olio, aglio e cipolla e inserire le cicorie per saltarle in padella.
Servire il purè di fave accanto alle cicorie e accompagnate con pane tipo altamura o, meglio, crostini di pane fritto.
Buon appetito
Tra le più antiche ricette legate alla tradizione gastronomica del Salento troviamo la “Ciciri e Tria”, un piatto legato alla cultura della pasta fatta in casa e di cui abbiamo già accennato nell’articolo relativo ai 6 Piatti tipici da non perdere durante le vacanze in Salento.
Le sue origini risalgono ai tempi del poeta latino Orazio che decantava la bontà di questa minestra composta da ceci e da un particolare formato di pasta che, nel Salento, viene chiamata “tria”.
È conosciuta anche con Massa cu li ciciri de S. Giuseppe in quanto era il piatto per eccellenza del giorno di S.Giuseppe e della festa del papà quando venivano imbandite delle grandi tavolate per offrire il cibo ai poveri. Tradizione che in alcuni borghi del Salento, si ripete tuttora.
Come quasi tutti i piatti della tradizione locale, anche questo è un piatto povero ma molto gustoso, il cui ingrediente principale è rappresentato dai ceci.
Ricetta
Ingredienti:
- 300 gr. di ceci secchi
- 1 cucchiaino di bicarbonato
- sale grosso (due manciate circa)
- peperoncino o pepe
sale - 1 cipolla
- 4 foglie di alloro
olio extravergine di oliva
Per la pasta:
- 500 gr di farina (semola di grano duro)
- 1 cucchiaino di sale
- acqua q.b.
Preparazione:
Ammollare i ceci già dalla sera prima con acqua, sale grosso e bicarbonato. Lasciateli a mollo tutta la notte o comunque, almeno 12 ore.
Prima della cottura, lavare e scolare i ceci e versarli in una pentola ed avviare la cottura, dopo averli ricoperti di acqua e sale. Eliminare la schiuma che si formerà in superficie durante la cottura.
Dopo la schiumatura, unire la cipolla e l’alloro e cuocere almeno un’ora, controllando sempre che il livello dell’acqua nella pentola non scenda.
Intanto che procede la cottura dei ceci, versate su un piano la farina a fonta, aggiungete il sale e l’acqua e cominciate ad impastare. Aggiungere acqua o farina finchè l’impasto non diventa morbido, liscio ed elastico e poi lasciatelo riposare per un’oretta.
A questo punto non resta che stendere l’impasto con un mattarello, piegarlo su se stesso in pieghe da 4/5 cm fino ad ottenere un rettangolo. Tagliate quindi le fettuccine di mezzo cm, apritele e infarinatele prima di appenderle ad asciugare.
Al momento della cottura, ricordate di lasciarne da parte un po’ che, anziché lesse, andrete a friggere.
Intanto che va avanti la cottura della pasta, fate friggere in olio e peperoncino la pasta lasciata da parte.
Mischiare la pasta lessata con i ceci e servire con sopra la pasta fritta.
Buon appetito
Chi viene in Salento non può assolutamente non assaggiare i piatti tipici del posto, tra cui lu purpu alla pignata, una ricetta tradizionali dalle origini antiche.
Il nome deriva dalla tipica pentola in cui veniva cucinato, chiamata appunto pignata, che è fatta in terracotta e che è la soluzione ideale per le cotture umide e lunghe, come necessario per la corretta realizzazione della ricetta (che vi tramandiamo più giu).
Il polpo è una delle specie marine più consuete in questa zona della Puglia e, da sempre, è molto presente sulle tavole Salentine. Non a caso, ci sono diversi detti popolari in merito al polpo, ovviamente nel dialetto salentino tipico della zona.
Ingredienti
“lu purpu se cucina cu l’acqua sua stessa” – un detto popolare che ci sta ad indicare come il polpo non abbia bisogno di alcun liquido per cuocere. È sufficiente infatti il liquido che rilascia lo stesso polpo, nel momento in cui si riscalda sul fuoco.
Invece, necessita di alcuni ingredienti per insaporirlo. Per un kg di polpo, serviranno: 4 etti di pomodori, 2 patate, aglio, cipolla, prezzemolo, peperoncino, mezza tazza di vino bianco e olio evo.
Ricetta
Innanzitutto è necessario ammorbidire il polpo. Da tradizione, andrebbe sbattuto sugli scogli ma, in alternativa, basterà lasciarlo in freezer una notte. Il giorno dopo, sarà sufficiente tagliarlo in pezzi medi e inserirlo insieme a tutti gli ingredienti – escluso il vino – nella pentola e metterlo a cuocere a fiamma bassa. Quanto diventa di colore rosa, si unirà il vino e far cuocere ancora almeno per un’oretta. Sarà pronto quando sarà morbido alla forchetta. Da servire con pane tostato o crostini di patate.
Conosciuto come l’emblema dello street food salentino, oggi parliamo del rustico leccese, uno straordinario prodotto da forno che val la pena di assaggiare, durante le vostre vacanze in Salento. Si tratta di pasta sfoglia ripiena di pomodoro, besciamella e mozzarella che va mangiato caldo e che potrete trovare in tutti i bar, rosticcerie e forni del luogo.
Storia
Non si hanno dati certi riguardo alle sue origini, non sappiamo assolutamente chi fu il primo ad infornare questi deliziosi scrigni caldi. Quel che è certo è che, a differenza della maggior parte delle ricette salentine, non ha origini contadine e che sia di certo da attribuire alla borghesia medio-alta.
Sulla base degli ingredienti, è da collocare tra il 1870 e il 1880 ed è considerato street food per la semplicità e la praticità del consumo. Di certo, non per la leggerezza del prodotto che risulta gustoso ma anche sostanzioso e, talvolta, pesante.
Ricetta
Ingredienti:
500gr di pasta sfoglia
100gr di polpa di pomodoro condita con olio e sale
150gr di mozzarella o fior di latte a pezzettini
1 uovo
100gr di besciamella
Preparazione:
Ricavare 16 dischi di 10 cm e 8 dischi di 8 cm. Sovrapporre 8 dischi grandi ad altrettanti dischi della stessa dimensione, spennellando con uovo per facilitare l’adesione. Al centro, porre un cucchiaio di passata, mozzarella e besciamella, sovrapporre con i dischi più piccoli, spennellare con uovo sbattuto e infornare a 200° per 15 minuti.
Se siete in vacanza in Salento e avete voglia di assaggiare qualcosa di nuovo oppure se siete in spiaggia e non avete voglia di tornare a casa a cucinare, il rustico leccese è la soluzione per te.
Le Scalelle – Ristorante a Torre Vado
I pezzetti di Cavallo al sugo di pomodoro sono una delle delizie che non puoi assolutamente non assaggiare in Salento. Basterà recarsi ad una delle tante sagre di paese o semplicemente nei ristoranti locali più attenti alle tradizioni di questa terra, per deliziarvi con questo piatto strepitoso, che abbiamo già nominato nei 6 piatti tipici da non perdere durante una vacanza in Salento.
Si tratta di un taglio di carne equina che tradizionalmente viene cotto nelle pignate seguendo una ricetta che tanto si avvicina a quella del “purpu alla pignata”, sia per la modalità di cottura, sia per la ricetta vera e propria.
Viene poi servita a farcitura del panino oppure in grandi piatti di terracotta, accompagnati con tanto pane con cui fare la scarpetta.
Ricetta
Ingredienti
- 3 bottiglie di salsa di pomodoro da litro
- 2 kg di carne di cavallo tagliata a pezzetti non troppo grandi
- Olio, cipolla, sale, sedano e peperoncino
Preparazione
Innanzitutto sarebbe bene procurarsi una pignata, cioè una pentola di terracotta panciuta, molto indicata per le cotture lente. In alternativa, va bene anche una pentola tradizionale.
Immergete i pezzetti per mezzora in acqua bollente non salata, mentre in un’altra pentola, preparate acqua fredda e salata. Spostate i pezzetti di cavallo nell’acqua fredda salata e cuocete fino al riassorbimento dell’acqua.
Nella pignata, soffriggete aglio, cipolla e sedano nell’olio, aggiungete la salsa di pomodoro e la carne e continuate la cottura lentamente. Aggiungete anche del peperoncino, nelle quantità che soddisfano il vostro gusto. I pezzetto saranno pronti quando avranno la consistenza morbida da sfaldo, cioè quando si sciolgono in bocca e quindi stracotti.
Le Scalelle – Ristorante a Torre Vado
In questo lembo di terra, estremo del tacco d’Italia, così ricca di tradizioni e di culture antiche, non basta una classifica di 6 piatti tipici che bisogna assolutamente assaggiare durante la vacanza in Salento. Non basta, in quanto i prodotti e le ricette che caratterizzano questi luoghi sono tantissime.
Oggi puntiamo i riflettori sui dolci salentini – alcuni più conosciuti, altri meno – più buoni della tradizione gastronomica Salentina.
Il pasticciotto leccese
Si tratta di uno scrigno di pasta frolla che racchiude al suo interno un cuore di crema pasticcera. Molto famoso, anche nella versione Obama dove la crema viene sostituita da una farcitura al cioccolato. Vanta origini molto antiche e ha raggiunto il successo in poco tempo: tutti, tra chi ci vive e chi ci viene in vacanza nel Salento, hanno assaggiato almeno una volta il pasticciotto leccese
Le zeppole di S. Giuseppe
Nate come piatto tipico della tradizione del giorno della festa del papà (e quindi di S.Giuseppe), le zeppole sono dei dolci di pasta chou – fritta o al forno – decorati e valorizzati da una doppia crema: classica e al cioccolato. In realtà, la tradizione – al posto della crema al cioccolato – vedeva le amarene. Ma nel tempo, questa ricetta ha visto tante varianti e variazioni, tutte buonissime e da assaggiare.
La cupeta
Si tratta di una variante del torrone, fatta da caramello e mandorle tostate. La ricetta prevede che la tostatura avvenga contestualmente allo scioglimento dello zucchero, per poi amalgamare il tutto. È abbastanza usuale vedere il procedimento fatto dai venditori ambulanti durante le feste patronali.
I mustaccioli
Dolcetti – inizialmente pensati per il periodo natalizio – a base di cacao, mandorle, zucchero e chiodi di garofano, poi cotti e glassati al cioccolato o in glasse di gusti differenti (limone, zucchero, fragola, etc). Anche questi, è solito trovarli dagli ambulanti durante le feste patronali e in alcune pasticcerie
I porceddhuzzi
Si tratta di una variante degli struffoli ed è un dolce tipicamente natalizio, il cui impasto viene fritto e poi ripassato nel miele.
Tutte queste ricette provengono dalla tradizione e son state tramandate di generazione in generazione. In origine erano piatti poveri, con gli ingredienti più facili da reperire. Oggi rappresentano un patrimonio importante della gastronomia pugliese e, più nello specifico, Salentina.
Le Scalelle – Ristorante Torre Vado
La stagione autunnale in Salento, porta molte sorprese: dopo gli ultimi bagni al mare – grazie alle temperature miti che lo permettono fino a ottobre inoltrato – il territorio si tinge di nuovi colori, più caldi e avvolgenti, regalandoci nuovi panorami e anche nuovi prodotti della terra. Di quest’ultima categoria, fanno parte le mele cotogne, un frutto – non bello né buono da mangiare a crudo – che i contadini del passato hanno saputo trasformare in dolcetti buonissimi: i cubetti di cotognata.
Questo tipo di ricette nasce dalla necessità di prepararsi per l’inverno: i contadini infatti erano soliti fare scorta dei prodotti della terra e manipolarli per garantirne la conservazione per la stagione fredda e oltre.
Si tratta di una ricetta molto particolare, una specie di martellata solida che ricorda in parte la consistenza delle caramelle gelée e che ha saputo valorizzare un frutto, altrimenti da buttare.
Ecco la ricetta
INGREDIENTI
- Mele cotogne : 1 kg
- Zucchero semolato: 7 etti
- Limone (succo): 1
- Acqua : q. b.
PREPARAZIONE
Lavate le mele cotogne, tagliatele a pezzettoni (ovviamente eliminando il torsolo) e mettetele in pentola con acqua fino a coprirle. Portate ad ebollizione e cuocete per una mezzoretta abbondante finché le mele non saranno poltiglia. Mescolate di tanto in tanto per evitare che il composto si attacchi al fondo. Passate ora la poltiglia al setaccio (oppure frullate il tutto, va bene ugualmente) e rimettete il tutto sul fuoco con lo zucchero e il limone finché la confettura non sarà di colore arancione e della consistenza di una crema. Stendete ora su una teglia, con carta forno, la confettura e livellatela. Lasciate raffreddare completamente e, solo allora, si potrà tagliare in cubetti che necessitano circa 10 giorni di asciugatura.
Servire come dolcetto di fine pasto – accompagnata da un vino liquoroso – oppure a colazione, spalmata sul pane tostato.
Le Scalelle – Ristorante Torre Vado
Della vastissima offerta esperienziale enogastronomica della tradizione salentina ne abbiamo già parlato nel “6 piatti tipici da non perdere durante le vacanze in Salento”, ma il Salento non smette mai di sorprendere ed anche a Natale ci offre delle prelibatezze dolci e salate. Questi piatti tipici natalizi rappresentano una vera e propria tradizione e si possono assaggiare anche durante l’estate, nelle sagre di paese che mirano a valorizzare i prodotti tipici. Ma è in questo periodo dell’anno che l’esperienza culinaria in Salento raggiunge e coinvolge tutte le case e tutti i ristoranti locali.
La preparazione per eccellenza di questo periodo è quella delle pittule, piccole palline di acqua e farina che vengono fritte nell’olio d’oliva, sia così – al naturale – che farcite con ogni ben di Dio: baccalà, cavolfiore, gamberetti, peperoni, olive, etc.
È un antipasto da mangiare caldo, appena fatto e accompagnato da del buon vino locale e, in questo periodo dell’anno, si possono trovare sia nei ristoranti, sia nelle sagre ma anche in ogni casa degli abitanti di questo magico territorio.
Durante la vigilia di Natale, oltre alle pittule, è tradizione – a pranzo – mangiare la pasta con il baccalà, un piatto leggero per prepararsi alle abbuffate dei giorni successivi.
Oltre a questi piatti salati, l’attenzione si sposta nell’ambito dei dolci. In passato, le famiglie dei contadini non vivevano che dei prodotti della terra e mangiavano i dolci solo durante le feste. Da qui la tradizione di preparare porceddhuzzi e carteddhate.
I porceddhuzzi sono piccoli dolcetti – sempre fritti – di farina, olio e vino che hanno un sapore neutro. La tradizione vuole che vengano affogati nel miele e decorati con pinoli, codette e cioccolata.
Le carteddhate, invece, sono dei dolci dalla forma simile alle chiacchiere di carnevale; anch’esse fritte e dolcissime.
In conclusione, il Natale in Salento non è solo città d’arte e luminarie: è un buco in più alla cintura!